7 giugno - Gli orti protagonisti ad Expo - l'intervento di Elena Maria Genero

ORTI: da necessità nei Paesi in via di sviluppo a nuove opportunità nel Vecchio continente.

Le esperienze legate agli orti di cui abbiamo sentito parlare in questa giornata non sono dei fenomeni isolati, ma rappresentano la declinazione di un sentire più ampio e in continua crescita: il riappropriarsi dell’uso della terra riconosciuta come Bene Comune, terra che noi possiamo lavorare e da cui possiamo trarre sostentamento non solo materiale.

Quello che sorprende è che se fino al secolo scorso parlare di orti era considerato un argomento secondario in quanto fenomeno legato alla tradizione della vita di campagna o meramente relegato all’ambito privato, oggi si può tranquillamente parlare di un fenomeno diffuso e trasversale con forti elementi di novità.

L’orto tradizionale legato all’abitazione, pur mantenutosi nelle campagne, è diventato sempre più difficile da realizzare in prossimità dei centri urbani, per cui è stato necessario trovare altre collocazioni e soluzioni.

Si assiste ormai da anni alla riscoperta della agricoltura come attività umana primaria, intesa come valore insostituibile, da ricondurre entro pratiche produttive sostenibili.

E’ il tema di Expo 2015 dove - tra le altre cose - il rapporto tra il paesaggio e il nutrimento non può non essere inteso anche come “prendersi cura” del paesaggio. Paesaggi che sono costituiti anche dalle nostre città e con l’orto oggi si entra a piene mani anche nel mondo urbano. L’orticultura urbana in Europa è presente da tempo in forma sporadica: si pensi agli orti di guerra presenti in diverse Nazioni durante i due conflitti mondiali, ai Jardins Ouvriers nati in Francia alla fine del secolo XIX e ai Community Gardens in Inghilterra. Recentemente nel nostro continente la pratica degli “urban farming” ha avuto più ampia diffusione in Francia, Germania, Inghilterra e nell’Europa del Nord. Anche in Italia si è assistito in questi ultimi anni all’espansione di questa pratica: nel 2013 gli orti urbani sono addirittura triplicati rispetto al 2011, con una netta prevalenza al Nord. Gli orti urbani nascono non solo per effetto della crisi economica, che porta all’autoconsumo dei prodotti della terra e a fenomeni di piccolo commercio, ma vengono realizzati con altre valenze: a scopo didattico e terapeutico, realizzati sotto forma di orti di zona e condivisi, gestiti da privati e associazioni. L’agricoltura urbana praticata da tantissimi privati e “hobby farmers” porta alla realizzazione di orti domestici sui balconi, sui terrazzi e su piccoli appezzamenti domestici o porzioni di terra abbandonate. Tutte queste iniziative, volte ad ottenere benessere psicofisico e produzione di cibi qualitativamente migliori, esprimono la pluralità delle motivazioni che hanno portato persone e istituzioni a moltiplicare gli orti nelle città. Iniziative riunite dal minimo comune denominatore del recupero di spazi comuni e dei simboli essenziali del vivere umano, che stanno diventando una delle strade per rendere le nostre città più vivibili, trasformandosi in fattore di riqualificazione urbana. E questo viene realizzato già da qualche anno creando paesaggi anche con spazi verdi autogestiti e con iniziative spontanee da parte dei cittadini mediante una forma alternativa di progettazione.

L’orto nelle città come ogni fenomeno in crescita si è diversificato in tanti filoni, facendo una operazione di riposizionamento se vogliamo usare un termine di marketing.

GLI ORTI DIVENTANO OPPORTUNITA’ DI RICERCA

La crescita della presenza degli orti nelle città ha portato come conseguenza la rivalutazione della memoria dell’importanza storica degli orti “ intra moenia”, di cui l’Europa vanta una lunga tradizione, dall’ Ortus conclusus medioevale agli Orti botanici in Italia.

Gli Orti botanici - nati per coltivare e collezionare piante officinali destinate alla produzione di rimedi farmacologici e medicamenti - si sono conservati nei secoli acquisendo anche funzioni diverse, quali la didattica, la ricerca scientifica, fino alla conservazione di specie vegetali in via di estinzione, esperienze che oggi a distanza di secoli si ripetono quando si parla di conservare la biodiversità.

PADOVA: l’Orto botanico e il Giardino della Biodiversità

L’Orto botanico di Padova è il più antico orto scientifico del mondo, l’unico ad avere mantenuto l’ubicazione iniziale, essendo posto tra le due maggiori Basiliche della città e avendo visto crescere intorno a sé il nucleo urbano e l’Università.

E’ stato istituito per la coltivazione delle piante medicinali che allora costituivano la grande maggioranza dei “semplici”, cioè dei preparati officinali realizzati con prodotti di origine vegetale (i primi Orti botanici venivano chiamati Orti dei semplici).

Dal 1997 l’Orto è stato riconosciuto dall’Unesco quale origine di tutti gli Orti botanici del mondo, rappresentando la culla della scienza e degli scambi scientifici e delle relazioni tra natura e cultura.

Con l’inaugurazione del nuovo Giardino della Biodiversità, l’Orto botanico di Padova, con una superficie di 37000 mq, mette a disposizione del pubblico un nuovo edificio supertecnologico, che è diventato un fulcro della attività di ricerca e della sensibilità ambientale.

Gli edifici serra sono costituiti da vetrate mobili, che riproducono gli ambienti di acclimatamento delle piante all’interno di ciascun ambiente, come la foresta tropicale, l’ area temperata, la subtropicale, la zona a clima mediterraneo e desertico.

GLI ORTI DIVENTANO OPPORTUNITA’ DI CONDIVISIONE: I Community Gardens

Negli ambiti urbani creare orti aumenta e favorisce la condivisione, riducendo la distanza tra le generazioni e contribuisce al recupero di una cultura e di una pratica contadina, coinvolgendo comunità urbane di cittadini, comitati, associazioni e scuole. I Community Gardens sono stati visti inizialmente come fenomeni circoscritti nel tempo e nello spazio; oggi ci rendiamo conto invece che queste iniziative spontanee sono state in grado di fare da contraltare al degrado e sono state una delle risposte più efficaci in situazioni spesso irrecuperabili.

E’ per questo che molti comuni ancora oggi cercano di utilizzare l’esperienza dei Community Gardens, affidando a questi il recupero di aree degradate o abbandonate.

L’orto condiviso serve? Sì se:

  • Diventa occasione di aggregazione e riqualificazione urbana, quindi se ha un valore sociale attraverso la condivisione delle esperienze e dei frutti del proprio lavoro.
  • Produce cibo sano
  • Riduce le spese alimentari delle famiglie
  • Preserva le aree verdi, Implementando la biodiversità urbana
  • Crea opportunità di ricreazione.
  • Mantiene viva l’aspirazione di fare il bello

 

Ecco alcuni esempi:

PARIGI: le Jardin Partagé de la Butte Bergeyre

Il Jardin Partagé de la Butte Bergeyre costituisce uno dei 79 Jardins Partagés, che ultimamente sono stati creati a Parigi. Si trova in una zona semicentrale con vista su Montmartre, abbandonata al degrado e all’incuria

Il Comune - tramite una convenzione denominata la Charte Verte - ha concesso in uso ai cittadini uno spazio pubblico precedentemente inutilizzato, fornendo l'allacciamento alla rete idrica, la recinzione e la terra di coltivo con l’intento che venissero mantenuti gli obiettivi di scambio, solidarietà, creatività, ecologia.

BERLINO: Prinzessinengarten

E’ una delle più famose trasformazioni in orto di una zona abbandonata di grande dimensione (6000 mq) sita nelle vicinanze del ex muro di Berlino.

La peculiarità di questo giardino condiviso è che gli ortaggi non vengono coltivati in terra, ma in contenitori, favorendo lo spostamento in caso di necessità.

CHIASSO (CH): Orti partecipati

Gli orti partecipati di Chiasso sono spazi creati in una area industriale di 2000 mq, regalata dalle Ferrovie federali svizzere e caratterizzata dalla vicinanza di reti di trasporto e dalla logistica, caratteristica peculiare della città. Questi 59 orti

utilizzano materiale di scavo come riempimento dei pallets, che dividono gli spazi comuni da quelli rialzati di coltivazione.

Vi è una piazza interna con zone seduta e incontro, elemento molto importante negli orti condivisi.

LONDRA: Dalston Court Garden

Dopo la campagna di orto popolamento lanciata in vista delle Olimpiadi del 2012 da parte del Sindaco Boris Johnson si è assistito ad un proliferare di orti nella città, sotto forma di “pocket garden” ovvero giardini tascabili con l’obiettivo di riqualificare aree e lavorare in compagnia. Un esempio è rappresentato da Dalston Court Garden, un orto che si trova sui tetti nella zona nord di Londra; è molto conosciuto e molto utilizzato dalla popolazione del quartiere anche per spettacoli, mostre e manifestazioni. GLI ORTI DIVENTANO OPPORTUNITA’ di SOLIDARIETA’

MILANO: L’orto della Fede.

L’occasione di creare un orto è nata casualmente quando si è trattato di decidere di abbattere i vecchi platani malati nel piccolo giardino antistante la Chiesa Protestante.

L’area è diventata uno spazio per accogliere un orto di medie dimensioni dove le persone che frequentano la Chiesa possono incontrarsi, condividere il piacere di raccogliere i frutti e lavorare insieme; il ricavato di tale lavoro viene donato alle persone in difficoltà. GLI ORTI DIVENTANO OPPORTUNITA’ per CREARE TECNOLOGIA e PRESERVARE L’AMBIENTE.

Abbiamo visto come l’orto sia un fenomeno trasversale e che non siano necessari grandi appezzamenti; a tal proposito la tecnologia ci aiuta moltissimo a trovare soluzioni innovative e creative per ovviare alla carenza di spazi nei centri urbani.

Se i giardini pensili e i tetti verdi ormai da tempo sono delle opportunità nelle città fortemente urbanizzate, gli orti seguono a ruota e anche essi “salgono sui tetti”.

In particolare l’uso dei tetti verdi - oltre a costituire una alternativa alla mancanza di spazio coltivabile - contribuisce ad affrontare i cambiamenti climatici, richiedendo a volte soluzioni tecniche per condizioni climatiche assai differenti dalla coltivazione sul suolo.

PARIGI: l’AgroParisTech. Due ingegneri francesi hanno creato un orto di 600 mq sul tetto di un Istituto Universitario parigino, dando vita all’Associazione “Potager sur toit”. L’idea è stata quella di mettere a punto un modello economico e sostenibile di agricoltura urbana produttiva ad alta quota e di studiarne l’impatto con l’inquinamento atmosferico. Si produce frutta e la verdura su un substrato derivato da compost, innescando il meccanismo naturale di arricchimento del substrato con miceti al fine di imitare l’ecosistema naturale. In questo modo si possono avere prodotti freschi coltivando con un metodo sostenibile.

ROTTERDAM: Dakakker

Fa parte di una sperimentazione di nuove metodologie progettuali volte a superare la stasi del mercato immobiliare olandese. Il Dakakker fa parte di queste e consiste nella riconversione in “fattoria sul tetto” di un fabbricato esistente.

Si tratta di orto pensile di circa 1000 mq.

LAMBRATE (MI): OrtoVENTURA.

L’orto si trova a Lambrate, area storicamente industriale, ma oggi interessata da una profonda ristrutturazione edilizia e sociale, con vocazione anche artistico-culturale.

Orto di piccole dimensioni, di circa 50 mq.

GLI ORTI DIVENTANO OPPORTUNITA’ di SVILUPPARE VALENZE ETICHE

Chiunque, nel rispetto dell’ambiente, coltivi la terra lavora anche per la pace.

Anche quando i conflitti hanno messo a repentaglio la sopravvivenza e sono stati realizzati gli orti di guerra, essi sono sempre e comunque orti che favoriscono la pace.

In questo momento storico, in cui i fondamenti stessi del vivere vengono messi in discussione coltivare la terra non può essere ridotta solo a un fatto economico, ma assume anche una valenza etica.

Occorre imparare di nuovo l’ABC del rapporto con la Natura, preservandone i frutti e condividendoli.

Questo si può già iniziare a insegnare con gli orti scolastici dove le aule all’aperto ci possono far conoscere un modo di stare al mondo per cui, anziché semplici consumatori, diventiamo creatori di vita. Un giardino, un bosco, un orto ci permettono nell’ambito della scuola di essere in contatto con qualcosa di vivo di cui prenderci cura.

L’orto non solamente nutre, ma è occasione di dare una dignità a quanti si dedicano a questo attività ed in particolare mi riferisco alle persone più svantaggiate

Aiutare chi per vari motivi non può accedere ad un orto è uno degli obiettivi dei Lions, che da sempre hanno un occhio di riguardo alle necessità del mondo.

Essendo oggi qui alla manifestazione Expo ci siamo resi conto infine di quanto poco siamo isolati nel gesto di coltivare il “nostro comune giardino” dall’umile nome di TERRA.

Qui puoi vedere l’intera presentazione